Sclerosi mutipla: una testimonianza di vittoria di Matteo Dall'Osso

domenica 2 luglio 2017

E qualcuno continua a credere che i farmaci ci salvano la Vita!

Risultati immagini per pasimafi yacht foto


Immagine correlata



Tentato omicidio volontario, indagati i medici Fanelli, Barbagallo e Meschi


Pazienti come cavie, formazione e strumenti pilotati: arrestato Fanelli, il “mammo” della terapia del dolore (e altri 18)


Operazione Pasimafi a Parma, Fanelli contava su aiuto della famiglia

Indagati anche moglie e due figli, ognuno con suo ruolo


Guido Fanelli, il luminare delle cure palliative considerato da Procura di Parma e dal Nas il cuore dell'organizzazione scoperta con l'operazione Pasimafi, che ha portato a 19 arresti fra dirigenti medici e imprenditori del settore farmaceutico, e 75 indagati, poteva contare sull'aiuto di tutta la famiglia Dalle indagini risulta che il figlio Roberto era a capo della Crag Up, una delle società di comodo per il riciclaggio del denaro, la moglie di Fanelli, Fiorella Edi Nobili, era invece referente come dirigente medico in Lombardia mentre l'altro figlio, Andrea, avrebbe redatto lavori scientifici richiesti ad hoc dalle case farmaceutiche dall'alto del suo ruolo in una struttura medica di Bologna. Tutti e tre risultano ora indagati assieme ad altre 53 persone. Tutta la famiglia di Fanelli è finita nell’inchiesta: la moglie Fiorella Nobili, primario di anestesia all’Auxologico di Milano, i figli Andrea, anestesista al Sant’Orsola di Bologna, e Roberto, manager farmaceutico. I soldi che entravano nelle ditte in capo a Fanelli, sostengono i Nas, servivano comunque a pagare la strumentazione, la manutenzione e gli ormeggi dello yacht Pasimafi che ha dato il nome all'indagine della Procura di Parma. "Il Pasimafi c’ha il logo della Mundipharma sulla poppa eh!", racconta il professore a uno degli indagati. Ma secondo Fanelli è proprio grazie a lui che l’azienda ha incassato "40 milioni col farmaco Targin: sopra ci sono le mie iniziali", dice. Fanelli è definito nell'ordinanza "un uomo che in modo incessante e, a tratti compulsivo, agisce con tutti i mezzi a sua disposizione per realizzare i propri obiettivi". E tra gli indagati risultano anche altri medici del Maggiore: Luigi Vignali (cardiologo accusato di corruzione), Pierfrancesco Salcuni (chirurgo indagato per abuso d'ufficio), David Salvatore (primario Nefrologia accusato di corruzione); Maurizio Marchesini (accusa di corruzione) mentre per abuso d'ufficio sono indagati Cinzia Domante, Silvia Bettineli, Elisabetta Troglio, Giada Maspero, Maria Barbagallo, il dirigente tecnico Ennio Amori e l'infermiere Matteo Manici (per quest'ultimo l'accusa è di peculato; avrebbe fornito materiale sanitario del Maggiore per la barca di Fanelli). Intanto emerge come l'Azienda ospedaliero-universitario avesse già sollecitato l'università di Parma a sospendere il professor Fanelli dal suo incarico di dirigente della 2a Rianimazione dell'ospedale di Parma. Richiesta avanzata nel 2016 ma mai recepita dall'ateneo parmigiano. Il rettore Loris Borghi è indagato per abuso d'ufficio: secondo la Procura avrebbe commesso reato nella procedura di trasferimento come ricercatore dall'università di Pavia a quella di Parma del medico Massimo Allegri (tra gli arrestati). In ambito universitario, oltre al rettore Loris Borghi, sono sotto indagine Gianluigi Michelini e Giorgetta Leporati (dipendenti dell'ateneo). Nel ramo imprese Fulvio Grondelli, Svitlana Gorenko della Spindial, Mauro Barusi dirigente della Grunenthal, gli informatori scientifici Giorgia Maria Cacciani e Ilaria Guindani, Maria Assunta Martini della Appmed. Nelle oltre 500 pagine dell'ordinanza sui rapporti fra sanità pubblica e imprese farmaceutiche che ha portato all'arresto del professor Fanelli, vi sono anche le intercettazioni choc: "Se muoiono 100 persone con questo filtro non va in galera nessuno...". L'intercettazione, datata 2015, rivela come l'organizzazione considerava il ruolo della ricerca scientifica nel delicato campo delle cure palliative. Una rete rodata, composta da dirigenti medici, componenti del ministero della Salute e 17 aziende farmaceutiche in grado di effettuare - da quanto finora emerso - ricerca non autorizzata su ignari pazienti. I carabinieri guidati dal comandante Gianfranco Di Sario - nei due anni di indagine - hanno intercettato anche 56 conversazioni tra il medico Fanelli e Federico Seghi Recli, dirigente della Molteni, dieci con il business manager Giuseppe Isoni e altri colloqui con dirigenti della ditta di Scandicci. Alla moglie il medico, dopo un incontro con Seghi Recli a Milano, dice: "Ho preso quello che dovevo no? Una ventina di brioches".

sabato 3 ottobre 2015

USURA NEI TUOI CONTI CORRENTI ?!



INFORMAZIONE ! INFORMAZIONE ! USURA NEI TUOI CONTI CORRENTI ?!Parla il segretario nazionale di DECIBAAssociazione Deciba Milano - www.deciba.itlombardia@deciba.it - Tel 02.9042.7304
Posted by Deciba Milano on Giovedì 1 ottobre 2015

sabato 5 settembre 2015

Autismo e Vaccini: ecco la ricerca che spaventa l’Istituto Superiore di Sanità

Dott. Stefano Montanari_NanodiagnosticsAmmetto di essere sempre stato violentemente allergico ai tuttologi e a coloro che pontificano su argomenti a loro sconosciuti. Mi atterrò, quindi, a ciò che costituisce la mia esperienza quotidiana di ricercatore indipendente (indipendente è un aggettivo fondamentale), invitando chi avrà la pazienza di leggermi a contraddirmi senza, però, farmi perdere tempo, vale a dire prove proprie alla mano (proprie è anche qui aggettivo fondamentale) perché di chiacchiere ne subiamo già con posologie equine e non abbiamo bisogno di supplementi.
Che l’autismo, nelle sue varie manifestazioni, sia una condizione in continuo aumento è un fatto che leggo non solo attraverso i dati statistici, quasi esclusivamente provenienti dagli Stati Uniti, perché altrove si preferisce interessarsi d’altro, ma di cui mi accorgo anche per esperienza personale. Fino ad un certo punto della mia vita io mi ero occupato poco o nulla delle patologie della mente e del comportamento, e dell’esistenza dell’autismo io ebbi cognizione solo, se ricordo bene, nel 1988 quando vidi il film Rain Man. L’idea che mi ero fatto allora era quella di una condizione bizzarra tutt’altro che comune. Oggi, a distanza, tutto sommato, di poco tempo, di soggetti autistici ne ho incontrati non pochi, alcuni, addirittura, figli di amici, e, consultando i dati statistici che dimostrerebbero un aumento vertiginoso della malattia, addirittura moltiplicato per 10 nell’ultimo quarantennio, credo ci sia motivo di porsi qualche domanda.
Ad oggi la causa scatenante non è stata individuata e, come prima, ovvia conseguenza, non ci sono terapie certe per affrontare il problema. C’è qualcosa che dà qualche risultato, a volte anche degno di nota, molto c’è d’inefficace. Tutto pare dipendere da caso a caso, perché le manifestazioni della patologia sono piuttosto varie, tanto che, al massimo, si possono raggruppare non come una malattia unica ma sotto l’insegna di “disturbi dello spettro autistico” e non di più.
Quando non si sa dove andare a parare in Medicina, la scialuppa di salvataggio è spesso quella di un’origine genetica di una patologia e l’autismo, comunque lo si voglia chiamare, non è sfuggito alla prassi. Prove, però, non ce ne sono, tanto che il “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders”, la bibbia di chi si occupa di disturbi mentali, esclude quell’origine.
E, allora, bisogna andare a cercare da qualche altra parte.
A me è capitato più di una volta di parlare con i genitori di soggetti autistici e spesso, quasi sempre, questi mi raccontavano come il bambino fosse nato perfettamente sano e poi, d’improvviso, praticata una vaccinazione, si fosse verificato nel giro di pochissimo tempo un cambiamento drammatico del comportamento con risposte agli stimoli vicine all’assenza. A sentire quei genitori, una cosa è certa: i bambini non erano nati autistici e una patologia genetica non si manifesta nel giro di poche ore, per di più in modo così vistoso, a distanza di tempo dalla nascita. A questo punto, visto che in qualche modo i vaccini entrano giusto giusto all’inizio della storia, mi parrebbe del tutto logico cominciare ad indagare su di loro, il tutto senza preconcetti di condanna a priori perché la Scienza vera, quando fa le sue verifiche, funziona così, senza spazio per le opinioni. E questo è ciò che abbiamo fatto nel nostro laboratorio, anche se, in origine, la ricerca sui vaccini aveva un carattere molto più generale.
Negli anni abbiamo analizzato con una tecnica di microscopia elettronica validata da due progetti di ricerca europei 28 vaccini, spesso in un solo esemplare per ognuno di essi, di cui 27 per uso umano e uno, l’ultimo, per la prevenzione della panleucopenia, della rinotracheite infettiva e delle infezioni da Calicivirus nel gatto. Potrà sembrare curioso, ma solo il vaccino veterinario è risultato esente da inquinamento da parte di micro- e nanoparticelle solide e inorganiche quali acciaio, piombo, titanio e quant’altro. È evidente che iniettare quella roba in un organismo non possa risultare benefico, e 25 anni di ricerche e di scoperte da parte nostra stanno lì a dimostrarlo.
Una delle possibilità è quella che qualcuna di quelle particelle finisca nel cervello di chi ha subito la vaccinazione con un vaccino “sporco” e l’effetto non potrà che essere quello di un corpo estraneo, magari addirittura elettroconduttore come di regola accade con i metalli, che vada a situarsi in qualche formazione cerebrale che possa dare origine a comportamenti patologici. Particelle nel cervello ne abbiamo trovate e fotografate a più riprese sia in diversi casi di tumore sia nelle vacche ammalate di encefalopatia spongiforme (la cosiddetta mucca pazza). Dunque, che le particelle possano raggiungere il cervello è un fatto certo, peraltro confermato anche dagli studi di GünterEva, e Jan Oberdörster.
Nella nostra ormai non breve esperienza (parlo al plurale perché protagonista della ricerca con me è mia moglie Antonietta Gatti) abbiamo constatato come le particelle siano capaci di entrare perfino nel nucleo delle cellule interferendo con il DNA e forse anche con i cosiddetti organelli, e che cosa succederebbe se le cellule fossero quelle del cervello, come è impossibile escludere? E abbiamo osservato anche come certe particelle, una volta entrate in un tessuto biologico, si ossidino formando sostanze tossiche che attaccano i tessuti circostanti. Di fronte a questo, allora, perché non seguire questa pista? Non è detto che sia quella giusta, ma è certo un percorso da esplorare, non fosse altro che, eventualmente, per escluderlo se si rivelasse infruttuoso. Dopotutto motivi per intraprendere una ricerca indipendente (ancora una volta l’aggettivo) ce ne sarebbero arrivate perfino dalle case farmaceutiche. In certi bugiardini (salvo italiche manomissioni da parte di chi è incaricato di proteggerci e pagato per farlo) si menziona con chiarezza l’autismo tra i possibili effetti collaterali di una vaccinazione e di regola si avverte di non procedere con vaccinazioni multiple con più di un preparato per evitare danni neurologici. Impossibile non domandarsi perché un produttore dovrebbe scrivere cose simili se non ci fosse un fondamento, se non si sentisse il bisogno di mettere le mani avanti con un “io te l’avevo detto e ora la responsabilità è tua.”
A questo punto avviene ciò che non ci si aspetterebbe o, almeno, non si aspetterebbe una persona onesta e razionale: quella pista non deve essere battuta. Si può parlare di epigenetica, si può ipotizzare l’esistenza di sostanze proteiche mai viste (e mai trovate), si può immaginare – perché no? – l’esistenza di virus o di chissà che altro, ma i vaccini non si devono toccare. Già di questo io feci esperienza quando, per due volte, consegnai ai Carabinieri del NAS (Roma e Parma) i dati delle nostre ricerche in proposito: tutto insabbiato. E in prima linea in questo insabbiamento si schiera l’Istituto Superiore di Sanità in cui i burocrati (non riesco a chiamarli altrimenti) hanno reagito in una maniera a dir poco ridicola al ritrovamento d’inquinanti nei vaccini.
Molto ingenuamente, convinto che una ricerca incentrata su una possibile responsabilità dei vaccini, sotto consiglio di un amico (padre di un bambino autistico) mi rivolgo ad una fondazione chiamata I Bambini delle Fate, fondazione che finanzia le ricerche sull’autismo. Parlo un paio di volte al telefono con i responsabili e mando un programma di ricerca. Da un certo punto di vista cose molto semplici con tanta possibilità di ampliamento e di approfondimento ma del tutto fondamentali. Chi vuole può leggersi il documento in calce.
Per chi non la conosce, è bene sapere che la fondazione distribuisce non poco denaro raccolto da aziende e da privati a chi si occupa di autismo e la somma che ci sarebbe necessaria è ampiamente nelle sue possibilità. Una ricerca come quella avanzata non è mai stata messa in atto e, dunque, quella proposta sarebbe un’occasione di sicuro interesse.
Ma I Bambini delle Fate non ci gradiscono. Il perché lo lascio a chi mi legge. Molto meglio finanziare l’Istituto Superiore di Sanità (con cui noi non abbiamo nulla a che spartire perché noi facciamo ricerca ad un livello molto diverso), un ente che, con l’aiuto dei suoi burocrati, indagherà sulle origini genetiche dell’autismo. Si potrà obiettare che l’idea, peraltro affetta da una robusta dose di assurdità, è già stata abbondantemente scartata da Scienziati veri, ma quella è una strada eccellente per fare i gattopardi e per non arrivare da nessuna parte. L’ho detto: sono stato ingenuo a perdere tempo con I Bambini delle Fate. L’unica cosa che posso augurarmi ora che ho capito un po’ di cose è che nessuno dia più un centesimo a quella fondazione, almeno se il desiderio è quello che si faccia davvero qualcosa di serio per gettare un po’ di luce sull’origine di quella che sta diventando una malattia, o una serie di malattie, di proporzioni devastanti. Finanziando ricerche stravaganti, il pericolo concreto è che risultati stravaganti entrino a far parte del bagaglio di “conoscenze universalmente accettate”, con questo perpetuando uno stato d’ignoranza che, con tutta evidenza, fa comodo a qualcuno.
“Ad oggi la causa scatenante non è stata individuata” ho scritto sopra. Ma chi vuole davvero individuarla? (leggi di più......)

lunedì 23 luglio 2012

Una scorta di energia ovunque.

Il Carretto del Soledi Roberto Maci
Elio era il dio che ogni giorno percorreva con il carro del sole tutta la volta del cielo da oriente ad occidente,
dando luce e calore al mondo.



Il progetto del Carretto del Sole si inserisce nell’ambito di un’iniziativa sulla promozione dell’agricoltura biologica e sulla sperimentazione di architetture naturali a livello urbano, denominato l’Orto dei Giusti, sulle colline di Bologna. Si tratta di un’area a "statuto sperimentale" nella quale si svolgono attività di studio e di ricerca sui temi della sostenibilità dell’abitare il territorio. Un’area di eccellenza al fine scientifico, didattico ed esplorativo, che si rivolge all’agricoltura e all’architettura per la tutela e la valorizzazione del territorio.
L’idea del Carretto del Sole nasce dunque in quest’ambito di sperimentazione per rendere agibile alla cittadinanza un luogo destinato all’agricoltura con vocazione alla comunicazione di valori ecosostenibili. (La Yurta Fotovoltaica, architettura nomade tra tradizione ed innovazione.)
Il Carretto del Sole è un pannello solare mobile e può portare l’energia solare là dove serve. Prende ispirazione dal carro del sole della mitologia greca ma anche dagli attrezzi agricoli della tradizione locale come i vecchi carri (birrocci) trainati da animali.
La forma semplice che evoca il birroccio si inserisce bene negli ambiti agricoli, dove di solito non arriva l’energia elettrica, e nello stesso tempo è ricco di funzioni primarie, diventa un comodo tavolo, una madia/contenitore, una diffusore luminoso oltre a svolgere la sua funzione di pannello solare orientabile in diverse posizioni. Il materiale che lo compone è la lamiera di ferro lasciata ossidare naturalmente. 
Progetto formale: Roberto Maci, Andrea FacchiProgetto tecnico: Mitsubishi Electric, Reverberi Enetec, Cariboni Lite

giovedì 29 marzo 2012

Medicina "Integrata" al Centro Petruccioli Toscana

L'ospedale di Pitigliano, in provincia di Grosseto, sarà il primo a praticare in Italia la medicina «integrata»
L'ospedale di Pitigliano, in provincia di Grosseto, sarà il primo a praticare in Italia la medicina «integrata»
Medicina complementare: in Toscana il primo ospedale «integrato» - Corriere della Sera i pazienti saranno curati sia con la medicina tradizionale che con quella «alternativa»

Medicina complementare: in Toscana
il primo ospedale «integrato»

Sarà inaugurato a Pitignano, in provincia di Grosseto, a fine giugno. Avrà tre reparti  

PITIGLIANO (GROSSETO) – L’appuntamento è per fine giugno. Parola di funzionari e amministratori regionali che sul piccolo ospedale di Pitigliano, colline del tufo in provincia di Grosseto, hanno scommesso un pezzo di futuro della sanità toscana e italiana. Il «Petruccioli», tre reparti (medicina generale, day surgery, pronto soccorso) e ambulatori, quindici medici, sarà il primo nosocomio europeo di «medicina integrata», ovvero curerà i pazienti alternando, secondo le esigenze, le cure tradizionali a quelle complementari, come omeopatia, agopuntura e fitoterapia e discipline bionaturali come yoga, shiatsu e suono-terapia. L’annuncio è stato dato durante un convegno organizzato nella «Piccola Gerusalemme» (così è stata ribattezzata Pitigliano per la sua cultura ebraica e la bellezza del paese scavato nel tufo) al quale hanno partecipato medici tradizionali e «complementari» nonchè amministratori.

FINANZIAMENTI - Il progetto ha già ottenuto un primo finanziamento della Regione Toscana di circa 1,3 milioni di euro. A Pitigliano arriveranno alcuni medici specializzati nelle medicine alternative. «Che non opereranno in autonomia – spiega Simonetta Bernardini, pediatra e presidente della Società italiana omeopatia e medicina integrata, la responsabile del progetto – ma in perfetta integrazione con gli altri colleghi. E per ogni caso potranno scegliere, ascoltato il paziente, le cure migliori, alternando e integrando le medicine tradizionali e complementari». Una rivoluzione, che potrebbe far superare anni di polemiche e incomprensioni tra la stessa categoria medica da sempre divisa su omeopatia, fitoterapia e agopuntura. «Ogni paziente potrà scegliere la cura preferita senza spendere una lira – spiega Fabio Roggiolani, presidente della Commissione sanità della Regione Toscana -. Un esempio? Se all’ospedale di Pitigliano sarà ricoverata una donna incinta con il bambino in posizione podalica, si potrà decidere con il suo consenso, se provare a risolvere il problema utilizzando tecniche di agopuntura per far tornare il bambino nella posizione favorevole al parto, prima di arrivare al taglio cesareo».
ACCORDI PROFESSIONALI - La nascita del primo ospedale italiano di medicina integrata segue la legge regionale che ha messo sullo stesso piano le due medicine. Sono stati stipulati accordi con le associazioni professionali. «Gli ordini dei medici, degli odontoiatri, dei farmacisti e dei veterinari – continua Roggiolani - hanno istituito elenchi nei quali si certifica l’attività di quei professionisti che hanno i requisiti per esercitare la medicina complementare». L’ospedale di Pitigliano avrà anche una funzione pedagogica. Qui l’università di Siena organizzerà corsi di specializzazione dedicati ai medici e nascerà su Internet la prima biblioteca italiana dedicata alle medicine complementari. Nel futuro del progetto c’è anche l’impiego di discipline bionaturali, ovvero tutte quelle pratiche legate ai massaggi e alla ginnastica orientali per migliorare la qualità della vita. Tra questa anche la terapia del suono. «Suoni naturali studiati appositamente per rilassare il paziente – spiega Fabio Pianigiani, musicologo, docente all’Università di Siena – e che si integrano perfettamente con la terapia. Ci sono studi scientifici che dimostrano che, musica e suoni ben calibrati, abbattono lo stress e contribuiscono alla guarigione».
Marco Gasperetti
mgasperetti@corriere.it
22 marzo 2010(ultima modifica: 23 marzo 2010)

sabato 24 marzo 2012

La medicina della nuova era


Home   
La Medicina della nuova era Copyright 2012

mercoledì 13 aprile 2011

il cancro è già sconfitto

Vitamina C Lisina e Prolina per sconfiggere tutto.
Ecco il testo tratto dal sito http://brudicchio.br.funpic.de/rath/crimini4.html che illustra gli studi del Dr. Rath.
Non so che opinione dare, almeno senza il suporto scientifico necessario. Se qualcuno sa...
PARLI.

1.1.5. Cancro
Fino a pochi anni fa il cancro era considerato un verdetto di morte, ma le recenti scoperte nel campo della medicina naturale e cellulare hanno cambiato profondamente questa realtà. Anche per questa malattia è ora evidente che la ricerca medica con terapie non brevettabili è stata deliberatamente trascurata ed esclusa dagli imputati a favore di medicinali inefficaci che permettono la diffusione del cancro come uno dei loro mercati più redditizi. Per la straordinaria portata dei crimini commessi dagli accusati in connessione con l'epidemia del cancro, riserviamo a questo problema un'analisi più dettagliata.
È un dato di fatto scientifico che tutti i tumori si propagano in base allo stesso meccanismo, l'uso di enzimi che assimilano il collagene (collagenasi, metalloproteinasi). L'uso terapeutico dell'aminoacido naturale lisina, specialmente insieme ad altri micronutrienti non brevettabili, può bloccare questi enzimi e quindi inibire la diffusione di cellule cancerogene. Tutti i tipi di cancro studiati finora rispondono a quest'approccio terapeutico: cancro al seno, alla prostata, ai polmoni, alla pelle, fibroblastoma, cancro sinoviale e qualsiasi altra forma di tumore.
Il solo motivo per cui questa grande scoperta medica non è stata approfondita e applicata alla cura dei pazienti di cancro in tutto il mondo è il fatto che queste sostanze non sono brevettabili e perciò hanno bassi margini di profitto. Inoltre, cosa più importante, ogni trattamento efficace di una malattia porta infine al suo sradicamento e all'eliminazione di un mercato di farmaci di molti miliardi di dollari.
La vendita di prodotti farmaceutici per pazienti affetti da tumore è stata particolarmente fraudolenta e dolosa. Con il pretesto di curare il cancro utilizzando il termine di copertura "chemioterapia", vengono somministrate al paziente sostanze tossiche che includono anche derivati del gas iprite. Il fatto che queste sostanze tossiche distruggano anche milioni di cellule sane è volutamente calcolato.
Sapendo ciò, sono state deliberatamente previste le seguenti conseguenze: primo, il cancro si sarebbe diffuso come epidemia globale, fornendo le basi economiche per un duraturo business multimiliardario su questa malattia; secondo, l'applicazione sistematica di agenti tossici in forma di chemioterapia causa la diffusione di nuove malattie nei pazienti afflitti da tumore che ricevono queste sostanze tossiche.
In conseguenza di questa strategia, il mercato dei medicinali per il trattamento dei pericolosi effetti collaterali di questi agenti tossici, che sono causa di infezioni, infiammazioni, emorragie, blocco degli organi ecc., è ancora più vasto del mercato dei medicinali chemioterapici stessi. Pertanto, gli imputati hanno applicato il loro piano di frode organizzata anche ai danni di centinaia di milioni di pazienti neoplastici, con un solo ed unico obiettivo: rimpinguare il proprio portafoglio.

martedì 10 agosto 2010

NO al chip RFID sottopelle !!!!!!!

I microchip sottocutanei a radiofrequenza RFID (Radio-Frequency Identification Device), sono degli aggeggi diabolici piccolissimi con i quali molto presto, volenti o nolenti, ci troveremo ad aver a che fare. Questi congegni dalle dimensioni di un chicco di riso, vengono inseriti sotto la pelle (di preferenza nella mano destra) con una specie di siringa, senza intervento chirurgico. Un chip RFID può contenere informazioni relative al portatore, che vengono lette da un apposito scanner. Questi chip vengono già inseriti, per ora soltanto su volontari. Negli USA si usano per agevolare i pagamenti in supermercati, distributori di benzina, ecc., ma il loro utilizzo è stato autorizzato anche in medicina per monitorare lo stato di salute dei pazienti e leggere le informazioni cliniche ad essi relative. Sempre negli USA, si parla di applicarli obbligatoriamente agli immigrati, allo scopo di tenerli sotto controllo. Il microchip sottocutaneo è in breve un sistema di controllo per animali, merci e adesso anche esseri umani. Qualcuno obietterà che già esistono sistemi di controllo e tracciamento come carte di credito, telefoni cellulari, dati personali conservati su supporti digitali, ecc. e che quindi il chip RFID è solo un’evoluzione tecnologica che non cambierà nulla sostanzialmente rispetto alla nostra privacy.Questo è vero, ma fino ad un certo punto, perché il microchip sottocutaneo è ben altra cosa ed ha ben altre potenzialità. Intanto non è facilmente rimovibile, per farlo occorre un piccolo intervento chirurgico, mentre una carta di credito, una tessera magnetica o un telefonino puoi facilmente buttarlo via quando ti pare. Ma soprattutto questi microchip, se opportunamente predisposti, possono non soltanto immagazzinare banali dati personali, ma possono anche trasmettere o ricevere impulsi in radiofrequenza, i quali possono essere letti o inviati da qualcuno, e sortire un certo effetto. Ad esempio, certe radiofrequenze eventualmente inviate possono persino influire sullo stato psichico ed emozionale del portatore. La differenza, come si può facilmente capire, è enorme, e così anche le implicazioni sulla privacy, ma potenzialmente anche sulla libertà personale. Tutto dipenderà da quale uso vorranno farne i produttori e soprattutto chi avrà la gestione dei lettori scanner, o di altri apparecchi atti a ricevere o inviare impulsi a radiofrequenza. Il potere che avranno le autorità o le società che saranno in possesso di questi apparecchi sarà spaventosamente enorme, e chi potrà garantire che costoro ne faranno un uso lecito, etico e rispettoso della privacy e della libertà personale? Insomma, chi controllerà i controllori? Domanda lecita, no?Il chip RFID sottopelle sarà un vero e proprio Cavallo di Troia attraverso il quale l’elite che detiene il potere politico-economico cercherà di condizionare le nostre vite. Anzi, per dirla più chiaramente, cercherà di soggiogarci e di ridurci a robot obbedienti e schiavizzati.
Quello che sappiamo del microchip sottocutaneo è piuttosto inquietante e suggerisce estrema cautela verso questa novità che presto entrerà di prepotenza nelle nostre vite.Questi chip sono pericolosi!Il dott. Sanders, che ha progettato il chip, era contrario all'uso della batteria al litio, poiché è risaputo che se si rompesse il contenitore, il litio provocherebbe la comparsa di una grave vescica accompagnata da un dolore insopportabile, con diverse complicazioni per il portatore del chip stesso.Le Elite vogliono che ognuno di noi abbia il MICROCHIP che gli permetterà di controllare le nostre menti prima che ci sia un risveglio delle masse, altrimenti perderebbero potere e verrebbero a galla tutti i crimini perpetrati in questi anni, tra cui l'inganno dell'11 SETTEMBRE e ultimamente il vaccino contro la febbre suina. ----------------------------------------------------------------"NESSUNO PUO' ESSERE SCHIAVIZZATO NEL MODO PIU' DESOLANTE DI COLUI CHE CREDE FALSAMENTE DI ESSERE LIBERO" (Johann Wolfgang von Goethe)